Bloc Notes

C' anagrafe e anagrafe...

A cura del
Collettivo




I FATTI

Non da molto tempo (20-1-1) è apparso un articolo sulla Repubblica che descrive, con distaccato realismo, la trasformazione di una persona-bue in un cadavere-bue nel freddo ambiente di un obitorio-macello. Si parla di Tartan assassinato con il...

"... numero di autorizzazione Ue"594M". L'occhio della pistola lo conosce. Sa che è nato il 13 luglio del '99, nelle stalle di monsieur Joseph Ailhat in Alsazia, e che sua madre ha un numero, FR0908044734. Sa che il 22 luglio del 2000 l'hanno trasferito col suo branco d'origine nell'allevamento di Fabiano Barbisan, a Lugugnana di Portogruaro, per smaltire un'adolescenza veloce fino a 700 chili di peso. E che ha passato lì, in discreta libertà, in una stalla ... il resto della sua vita breve di animale da carne. L'esistenza di Tartar ha un numero, FR0999210668, impresso in una targa su entrambe le orecchie. E un codice a barre che riassume tutto il resto, stampato sulla carta d'identità che l'accompagna dalla nascita alla morte".

Di quest'animale si conosce tutto. Manca solo - e forse nemmeno - il riconoscimento della mano del "boia". L'origine di tanta precisione? Un desiderio di pancia, una carezza per la papilla in una condizione di ricerca di sicurezza per la propria salute. L'anagrafe del bue, il suo tracciato esistenziale, funziona benissimo. La bestia umana si cautela con una efficacia quasi totale incrinata appena da certi giri clandestini di allevamenti, importazioni e macelli illegali.

C'è un'altra anagrafe, quella canina, che invece assomiglia a un colabrodo. Prendete un cane e alzategli la zampa. Avete da 6 a 9 probabilità su dieci di trovarlo senza tatuaggio - a seconda della zona del Paese in cui vi trovate - e, quindi, non iscritto a nessuna anagrafe. Per legge dovrebbe esserlo. Il Legislatore in un giorno di 10 anni fa, distrattamente e svogliatamente dettò una legge sugli animali di affezione (l.n.281/91) con la quale impose alle regioni di istituire l'anagrafe canina e evitare ciò che invece successivamente è regolarmente accaduto: la proliferazione del randagismo canino in rapporto al divieto della precedente pratica di soppressione.

LA RIFLESSIONE

La ragione per la quale l'anagrafe canina non funziona sembrerebbe semplice: i soggetti incaricati di farla rispettare sono molteplici. Lo Stato non provvede all'obbligo. Difatti ha scritto una legge quadro. Come dire: "mi chiamo Ponzio Pilato". Le regioni, le ASL, i comuni, i vigili urbani, tutti in qualche modo coinvolti nell'attribuzioni di competenze varie, si scaricano le responsabilità l'uno con l'altro. I "proprietari" dei cani non hanno spesso senso civico. Inevitabilmente i cani non sono identificabili e questo comporta una facile e volontaria dispersione degli animali nel territorio.

Ma se andiamo a vedere, la proliferazione dei soggetti e delle responsabilità e' un fatto reale anche nel caso dell'anagrafe bovina. E allora? Perché in un caso procedure, istituzioni, burocrazia funzionano e nell'altro no? Sia chiaro: per noi il discorso è difficile perchè vitelli, buoi, mucche sono - come i cani e tutti gli altri animali - esseri, individui, persone, fratelli. Ma mettendoci nei panni dei necrofagi, coloro per i quali:

bue = bistecca
cane = migliore amico dell'uomo.

Se per coloro che vogliono intossicarsi il corpo e l'anima con dei cadaveri è tanto importante la protezione dalla BSE, altrettanto dovrebbe essere la ricerca di modi di protezione del loro "migliore amico"! E allora perché in un caso l'anagrafe funziona e nell'altro no?

IPOTESI RIVOLTA AI FILOSOFI
(gli altri non leggano perché tanto non
possono sciogliere i vertiginosi quesiti)

A questo punto si tratta di formulare delle ipotesi che siano ragione del fenomeno. Solo ipotesi, per carità, ma che comunque è bene esplorare se non altro per abbandonarle e cercare altrove.

Ci hanno raccontato, sin da piccoli, che il Creato è perfetto e che l'uomo è la perfezione del creato. In più sappiamo per esperienza che alcuni uomini sono più perfetti di altri. Sicuramente il Mandarino (eletto dal popolo o vincitore di concorsi, non c'è differenza) è tra questi. Perciò dovrebbe rappresentare il punto estremo in cui la materia... ancora un attimo e sconfina nel Trascendente.

Allora, per ritornare al problema, come si spiega che il Mandarino imponga una applicazione quasi perfetta dell'anagrafe bovina mentre di quella canina se ne strabatte altamente? Non dovrebbe essere ugualmente affezionato a entrambe le direttive e imporne il rispetto visto che le ha emanate o è chiamato a farle rispettare?

Vuoi vedere che il Mandarino produce leggi e regolamenti a 360° per propagandarsi come piccolo demiurgo, ma poi rende operative le norme che per ragioni diverse gli solleticano i bisogni ancestrali? Vuoi vedere che la sua perfezione è solo millantato credito? Che attiva mostruose procedure tecnico-(ir)razionali solamente quando deve soddisfare un bisogno primordiale? Che la sua voce, che apparentemente giunge dal cervello, è invece un frutto basso della pancia? Un comportamento viscerale?

Non potrebbe darsi che rimanga bloccato quando deve istituire azioni ben indirizzate per i "piani alti" del suo essere? E questi piani, chiamati enfaticamente "spirituali", "morali" esisterebbero davvero? Non potrebbero essere solo proiezioni fantasmatiche di una bestia perversa che si pretende buona, portatrice di giustizia, regolatrice di ordine, punto d'arrivo dell'evoluzione, tutte favole in contrasto con la sua vera natura?

Se così fosse, se il Mandarino fosse guidato (come tutti gli altri umani) dal sistema dell'archipallio e quindi oggetto di pulsioni viscerali, allora non sarebbe tanto diverso dall'ultimo membro della specie HOMO che abita in una periferia degradata e passa la vita ad amoreggiare col fiasco.

L'unica differenza peserebbe a vantaggio del "rifiuto sociale" che, non avendo potere, compirebbe meno danni. Inoltre, disponendo dell'unica virtù di non nutrire illusioni su se stesso, non diffonderebbe nemmeno concezioni illusorie sulla natura umana.

IMPLICAZIONI EVENTUALI

Ma allora, se è così, non c'è speranza? No, non c'e' speranza! Almeno finché il Potere e la Conoscenza non saranno costretti a chinarsi di fronte all'idea dell'unicità degli esseri e del loro destino. O, detto altrimenti, finché la Compassione non avrà conquistato un tallone di ferro per un controllo totale sulle manifestazioni perverse del Potere e della Conoscenza.

 



Data: 4/02/01

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